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IL GOBBO DEL CALIFFO | CASAVOLA | 21 – 24 MAGGIO
Franco Casavola
CONVERSAZIONE SULL’OPERA
Martedì 19 maggio alle 19.00, nel foyer del Teatro Petruzzelli, Jacopo Pellegrini presenta l’opera Il gobbo del Califfo, di Francesco Casavola.

Un contributo simbolico per le Conversazioni sull’Opera, al fine di disciplinare gli ingressi.

A partire dalla Conversazione sull’Opera, dedicata a La traviata di Giuseppe Verdi, a cura di Giovanni Bietti, in programma martedì 14 aprile alle 19 nel Foyer del Teatro Petruzzelli, l’ingresso avrà un costo di 2 euro.
La Fondazione Teatro Petruzzelli ha deciso di predisporre questo contributo che crediamo possa dirsi simbolico, per garantire al pubblico un accesso regolato e rispettoso di tutte le norme di sicurezza per i locali di pubblico spettacolo.

I biglietti saranno in vendita al Botteghino del Teatro e su www.vivaticket.it

Come ormai d’uso, tutte le Conversazioni saranno sempre anche trasmesse anche in streaming sulle pagine Facebook e Instagram della Fondazione Teatro Petruzzelli.
Secondo la disponibilità dei relatori e in presenza di richieste di partecipazione del pubblico che superino di oltre la metà la capienza della sala, la Fondazione si riserva di replicare gli appuntamenti.
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Opera in un atto su libretto di Arturo Rossato, tratto dalla raccolta di novelle Le mille e una notte di Autori vari, nella edizione definitiva del 1400
direttore MATTEO DAL MASO
regia MARIANO DAMMACCO
scene ANGELO LINZALATA
costumi FRANCA SQUARCIAPINO
disegno luci MARIANO DAMMACCO | ANGELO LINZALATA
maestro del coro MARCO MEDVED

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO PETRUZZELLI

Produzione dedicata anche al giovane pubblico con matinée per le scolaresche

Orari Spettacoli
GIOVEDì 21 MAGGIO 2026 - 20:30 | TURNO A
VENERDì 22 MAGGIO 2026 - 20:30 | TURNO B
SABATO 23 MAGGIO 2026 - 18:00 | TURNO D
DOMENICA 24 MAGGIO 2026 - 18:00 | TURNO C
La Trama

ATTO UNICO

Una piazzetta nella città di Bagdad, in una notte stellata.
Su di una graziosa piazzetta di Bagdad si affacciano alcune case: nella prima c’è un porticato basso illuminato da una lanterna, dove si scorge un modesto desco rusticamente apparecchiato per la cena. Nella casa vi abita una coppia di Ciabattini che si accingono al pasto serale. Andando verso il fondo della piazza si scorge una seconda casa dove dimora il Dottore, mentre accanto a questa un’altra costruzione in cui vive il Collerico; poco lontano si affaccia la casa di un Mercante.
Sul lato destro della piazzetta si trova invece una costruzione bassa con una terrazza, da cui si sporge una fanciulla in attesa.
La finestra della casa dei Ciabattini è illuminata e rivela un giovane innamorato che giunge avvolto da un mantello. Una volta arrivato sotto la terrazza, imbraccia il suo liuto e comincia a cantare una serenata per la fanciulla che ama, ma al sopraggiungere del Ciabattino preferisce rimandare: anche la fanciulla allora è costretta a rincasare. In quel momento passa per la piazza il Gobbo del Califfo, buffone di corte e la Ciabattina, annoiata dalla propria vita piatta e monotona, chiede al marito di invitarlo a cena per distrarsi e magari sentirlo cantare. Il Ciabattino allora offre al Gobbo una grossa triglia per cena e questi accetta l’invito. Cantando, mangiando e bevendo, il buffone si ubriaca e finisce per strozzarsi con la lisca di triglia. I due Ciabattini sgomenti lo credono morto e temendo l’atroce vendetta del Califfo, trasportano il presunto cadavere dietro l’uscio di casa del Dottore e lo abbandonano lì; dopo aver suonato il campanello per chiedere soccorso, si allontanano in fretta. Il Dottore, aprendo l’uscio per cercare il paziente da curare, fa involontariamente rotolare giù per le scale d’ingresso il corpo del Gobbo. Spaventato poiché crede di averlo ucciso, lo trasporta allora sul terrazzo del vicino Collerico. Questi, credendo si tratti di un ladro, lo aggredisce ma vedendo il corpo immobile, crede di averlo a sua volta ucciso. E la storia si ripete: il Collerico trascina il Gobbo presso la casa del Mercante, che lo scopre già inerme proprio mentre sta giungendo il Visir con la sua scorta armata. Il Mercante, colto sul fatto, viene così accusato dell’assassinio e condannato all’impiccagione dal Visir, ma in quel momento si fa avanti il Collerico, che confessa la propria colpa scagionando il Mercante. La giostra di ripetizioni riparte dunque in senso inverso: a quel punto il Dottore si fa avanti per confessare il suo delitto e scagionare il Collerico; infine i due Ciabattini raccontano cosa sia in effetti accaduto scagionando tutti.
Il Visir, notevolmente disorientato, non comprende più quante volte sia stato ucciso il Gobbo, ma un gruppo di cittadini curiosi che si sono intanto radunati lì attorno, suggeriscono al Visir di mandare a chiamare il Barbiere, persona pratica anche di medicina. Dopo aver attentamente esaminato il corpo, il Barbiere si accorge che il Gobbo non è affatto morto, ha solo una lisca di triglia incastrata per traverso in gola. Una volta estratta, il Gobbo può finalmente respirare e riprendere a cantare la sua canzone dal punto esatto in cui si era fermato, seguito dalla folla che inneggia alla gloria di Allah e del Sultano.
L’innamorato, approfittando della confusione, rientra in scena col suo liuto, si porta sotto la terrazza della sua amata e tenta di riprendere la serenata interrotta, ma due guardie inaspettatamente lo arrestano pur di prendersela con qualcuno e la storia si conclude così: «Il vecchio canto d’amore segue in istato di arresto il solo canto che vive eterno ed è sempre giovane: quello del popolo».

Interpretato Da

L’innamorato
Stefano Colucci

Il Ciabattino
Arturo Espinosa

La Ciabattina
Aoxue Zhu

Il gobbo del Califfo
William Hernandez

Il Dottore
Enrico Di Geronimo

Il Collerico
Oronzo D’Urso

Il Mercante
Dario Sogos

Il Visir
Omar Cepparoli

Il Barbiere / Il muezzin
Prisco Blasi